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Rione XIX

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SPETTACOLI NEL COLOSSEO

altre pagine L'esecuzione capitale negli anfiteatri romani

Offrire spettacoli nell’antica Roma era certamente un mezzo per procurarsi le simpatie del popolo, quindi non deve stupire che i personaggi più in vista arrivarono anche ad indebitarsi per acquisire consensi, perché ogni spettacolo doveva essere più ricco, più fastoso del precedente; doveva durare più giorni e meravigliare i romani. Nelle arene si svolgevano venationes, damnatio ad bestias e munera. Si cominciava la mattina con la pompa, un corteo a cui partecipava il magistrato che aveva offerto i giochi preceduto dai littori e seguito da musicisti, uomini che portavano i cartelli sui quali erano indicate le motivazioni delle condanne a morte dei damnati ad bestias e le coppie di gladiatori che si sarebbero affrontati nel pomeriggio; sfilavano infine i protagonisti della giornata, cioè venatores, condannati e gladiatori.
VENATIONES: si svolgevano la mattina e comprendono vari spettacoli che hanno come protagonisti anomali esotici, impegnati in lotte, cacce e semplici esibizioni. Plinio ci dice che a Roma la prima venatio fu nel 252 a.C., ed ebbe come protagonisti degli elefanti. Prima della costruzione del Colosseo le venationes si svolgevano nel Circo Massimo o nel Circo Flaminio (che si trovava nella zona compresa tra il teatro di Marcello, piazza Cairoli, via del Portico d’Ottavia e il Tevere). Erano molto apprezzate dal pubblico, non solo per la possibilità di ammirare animali mai visti prima, ma anche perché tutto era accuratamente studiato: i venatores avevano costumi splendidi, ricchi di ricami; si ricreavano paesaggi artificiali con rocce, piante, specchi d’acqua in cui gli animali apparivano improvvisamente grazie a delle specie di “ascensori” che li portavano dai sotterranei al centro dell’arena. In più, il comportamento degli animali era imprevedibile e questo incuriosiva ancora di più la folla (si racconta che durante una venatio offerta da Augusto un leone risparmiò un uomo perché questo, tempo prima, in Africa, gli aveva tolto una spina dalla zampa). L’ultima venatio si svolse nel 523 d.C.
DAMNATIO AD BESTIAS: le condanne capitali si svolgevano subito prima dei combattimenti tra gladiatori, quando l’anfiteatro era pieno di spettatori; questo perché tutti potessero vedere come, punendo i colpevoli, venisse ristabilito l’ordine sociale. Questo tipo di esecuzioni si prestavano poi in maniera perfetta ad educare la folla, perché la morte non era né troppo veloce né troppo lenta, ed era ben visibile. Inoltre, tra le forme di condanna a morte (rogo, decapitazione, crocifissione) era certamente la più spettacolare, il che non guastava. Come nelle venationes si ricreavano paesaggi artificiali in cui i condannati si ritrovavano faccia a faccia con le fiere; in alcuni casi venivano addirittura messe in scena delle rappresentazioni mitologiche o storiche che si concludevano con la morte del protagonista (il volo di Icaro, il supplizio di Prometeo (1), Muzio Scevola (2)…). Questo tipo di condanna, di cui furono vittime anche molti cristiani, scompaiono nel Tardo Impero.
MUNERA: sembra che all’origine dei combattimenti tra gladiatori ci fosse la necessità di offrire sacrifici ai Mani, gli spiriti dei defunti, e pare che sia un’usanza nata in Campania. Il primo munus si svolse a Roma nel 264 a.C., offerto da due fratelli per onorare il padre morto, e fu seguito da altri munera offerti dalle famiglie più ricche. Nel corso del tempo questi combattimenti persero la loro connotazione religiosa e cominciarono ad essere sempre più seguiti dai romani, si fissarono le regole degli scontri e le armi che ogni gladiatore aveva a disposizione (3). I gladiatori, che erano di solito schiavi o persone condannate per alcuni reati (ma c’era anche chi diventava volontariamente gladiatore, attratto dai guadagni), venivano preparati dal lanista, una specie di impresario che forniva i combattenti a chi volesse organizzare un munus, e si dividevano in quattro scuole che si trovavano tutte nei pressi del Colosseo: Ludus Matutinus, Ludus Gallicus, Ludus Dacius e Ludus Magnus. La sera prima dei combattimenti era organizzata la cena libera, pasto aperto al pubblico che poteva così osservare i gladiatori e fare scommesse. Non sono mancate donne che si siano innamorate perdutamente durante queste cene ed erano per questo criticate, perché il mestiere di gladiatore era considerato infamante, chi lo faceva era relegato ai margini della società e privato di ogni diritto civile.
I combattimenti potevano essere sine missione e concludersi quindi con la morte di uno dei due combattenti, oppure il gladiatore che si considerava sconfitto poteva richiedere che lo scontro avesse fine. In questo caso il pubblico decretava la sorte dell’uomo: se riteneva che questi si fosse battuto bene poteva accettare la sua richiesta, altrimenti spingeva l’editore che finanziava i giochi ad ordinare la morte dello sconfitto. Al vincitore spettava invece la palma della vittoria e in alcuni casi una corona, oltre a un premio in denaro e, spesso, oggetti preziosi. Nel 327 d.C. l’imperatore Costantino proibì questo genere di spettacoli, che però continuarono a svolgersi fino al VI secolo.

Sara Pietrantoni

 

(1). A cui, per volere di Zeus, ogni giorno un’aquila divorava il fegato, che poi ricresceva miracolosamente.
(2). Eroe romano che aveva deciso di uccidere Porsenna, re etrusco che assediava Roma. Scoperto e catturato Muzio, che per errore aveva ucciso lo scrivano del re, stese la mano destra su un braciere, per punire l’errore che aveva commesso.
(3). Esistevano varie categorie di gladiatori, ed ognuna aveva delle armi specifiche: i retiarii hanno una rete, un tridente e una spada, i sagittarii arco e frecce, i murmillones il gladio. C’erano poi gli equites, gli oplomachi, i thraeces, spatharii, provocatores, secutores, contraretiarii

 
 

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