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SPETTACOLI NEL
COLOSSEO
altre pagine
L'esecuzione
capitale negli anfiteatri romani
Offrire spettacoli nell’antica Roma era
certamente un mezzo per procurarsi le simpatie del popolo, quindi non
deve stupire che i personaggi più in vista arrivarono anche ad
indebitarsi per acquisire consensi, perché ogni spettacolo doveva
essere più ricco, più fastoso del precedente; doveva durare
più giorni e meravigliare i romani. Nelle arene si svolgevano
venationes, damnatio ad bestias e munera. Si cominciava
la mattina con la pompa, un corteo a cui partecipava il magistrato
che aveva offerto i giochi preceduto dai littori e seguito da musicisti,
uomini che portavano i cartelli sui quali erano indicate le motivazioni
delle condanne a morte dei damnati ad bestias e le coppie di
gladiatori che si sarebbero affrontati nel pomeriggio; sfilavano infine
i protagonisti della giornata, cioè venatores, condannati e gladiatori.
VENATIONES: si svolgevano la mattina e comprendono
vari spettacoli che hanno come protagonisti anomali esotici, impegnati
in lotte, cacce e semplici esibizioni. Plinio ci dice che a Roma la prima
venatio fu nel 252 a.C., ed ebbe come protagonisti degli elefanti.
Prima della costruzione del Colosseo le venationes si svolgevano nel Circo
Massimo o nel Circo Flaminio (che si trovava nella zona compresa tra il
teatro di Marcello, piazza Cairoli, via del Portico d’Ottavia e
il Tevere). Erano molto apprezzate dal pubblico, non solo per la possibilità
di ammirare animali mai visti prima, ma anche perché tutto era
accuratamente studiato: i venatores avevano costumi splendidi,
ricchi di ricami; si ricreavano paesaggi artificiali con rocce, piante,
specchi d’acqua in cui gli animali apparivano improvvisamente grazie
a delle specie di “ascensori” che li portavano dai sotterranei
al centro dell’arena. In più, il comportamento degli animali
era imprevedibile e questo incuriosiva ancora di più la folla (si
racconta che durante una venatio offerta da Augusto un leone
risparmiò un uomo perché questo, tempo prima, in Africa,
gli aveva tolto una spina dalla zampa). L’ultima venatio
si svolse nel 523 d.C.
DAMNATIO AD BESTIAS: le condanne capitali
si svolgevano subito prima dei combattimenti tra gladiatori, quando l’anfiteatro
era pieno di spettatori; questo perché tutti potessero vedere come,
punendo i colpevoli, venisse ristabilito l’ordine sociale. Questo
tipo di esecuzioni si prestavano poi in maniera perfetta ad educare la
folla, perché la morte non era né troppo veloce né
troppo lenta, ed era ben visibile. Inoltre, tra le forme di condanna a
morte (rogo, decapitazione, crocifissione) era certamente la più
spettacolare, il che non guastava. Come nelle venationes si ricreavano
paesaggi artificiali in cui i condannati si ritrovavano faccia a faccia
con le fiere; in alcuni casi venivano addirittura messe in scena delle
rappresentazioni mitologiche o storiche che si concludevano con la morte
del protagonista (il volo di Icaro, il supplizio di Prometeo (1), Muzio
Scevola (2)…). Questo tipo di condanna, di cui furono vittime anche
molti cristiani, scompaiono nel Tardo Impero.
MUNERA: sembra che all’origine dei
combattimenti tra gladiatori ci fosse la necessità di offrire sacrifici
ai Mani, gli spiriti dei defunti, e pare che sia un’usanza nata
in Campania. Il primo munus si svolse a Roma nel 264 a.C., offerto
da due fratelli per onorare il padre morto, e fu seguito da altri munera
offerti dalle famiglie più ricche. Nel corso del tempo questi combattimenti
persero la loro connotazione religiosa e cominciarono ad essere sempre
più seguiti dai romani, si fissarono le regole degli scontri e
le armi che ogni gladiatore aveva a disposizione (3). I gladiatori, che
erano di solito schiavi o persone condannate per alcuni reati (ma c’era
anche chi diventava volontariamente gladiatore, attratto dai guadagni),
venivano preparati dal lanista, una specie di impresario che
forniva i combattenti a chi volesse organizzare un munus, e si dividevano
in quattro scuole che si trovavano tutte nei pressi del Colosseo: Ludus
Matutinus, Ludus Gallicus, Ludus Dacius e Ludus Magnus. La sera prima
dei combattimenti era organizzata la cena libera, pasto aperto al pubblico
che poteva così osservare i gladiatori e fare scommesse. Non sono
mancate donne che si siano innamorate perdutamente durante queste cene
ed erano per questo criticate, perché il mestiere di gladiatore
era considerato infamante, chi lo faceva era relegato ai margini della
società e privato di ogni diritto civile.
I combattimenti potevano essere sine missione e concludersi quindi
con la morte di uno dei due combattenti, oppure il gladiatore che si considerava
sconfitto poteva richiedere che lo scontro avesse fine. In questo caso
il pubblico decretava la sorte dell’uomo: se riteneva che questi
si fosse battuto bene poteva accettare la sua richiesta, altrimenti spingeva
l’editore che finanziava i giochi ad ordinare la morte dello sconfitto.
Al vincitore spettava invece la palma della vittoria e in alcuni casi
una corona, oltre a un premio in denaro e, spesso, oggetti preziosi. Nel
327 d.C. l’imperatore Costantino proibì questo genere di
spettacoli, che però continuarono a svolgersi fino al VI secolo.
Sara Pietrantoni
(1). A cui, per volere di Zeus, ogni giorno
un’aquila divorava il fegato, che poi ricresceva miracolosamente.
(2). Eroe romano che aveva deciso di uccidere Porsenna, re etrusco che
assediava Roma. Scoperto e catturato Muzio, che per errore aveva ucciso
lo scrivano del re, stese la mano destra su un braciere, per punire l’errore
che aveva commesso.
(3). Esistevano varie categorie di gladiatori, ed ognuna aveva delle armi
specifiche: i retiarii hanno una rete, un tridente e una spada, i sagittarii
arco e frecce, i murmillones il gladio. C’erano poi gli equites,
gli oplomachi, i thraeces, spatharii, provocatores, secutores, contraretiarii
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