L'esecuzione
capitale negli anfiteatri romani
In tutto il territorio dell'impero romano, dalle Province dell'Africa
a quelle di Britannia, Germania e Pannonia fino ai confini del Mar Nero,
emergono resti di anfiteatri. Nelle arene di questi monumentali edifici
è posta in atto la pubblica esecuzione della condanna a morte
di prigionieri di guerra e delinquenti comuni pronunciata dal magistrato
o decisa dal paterfamilias ai danni di propri schiavi che hanno commesso
gravi mancanze. Il recente saggio di Domenico Augenti, "Spettacoli
del Colosseo nelle cronache degli antichi", pubblicato dalla
Casa Editrice L'Erma di Bretschneider riporta fedelmente in una vivacizzata
traduzione il contenuto dei brani di antichi spettatori, come Cicerone,
Marziale, Giovenale, Seneca ed altri, i quali dalle affollate gradinate
del Colosseo indicano e commentano i cruenti spettacoli che si svolgono
in questo come in altri anfiteatri romani dell'impero.L'opera, unica
nel suo genere in Italia, unisce i commenti degli spettatori ad antiche
immagini di scene anfiteatrali (oltre ottanta illustrazioni) puntualmente
descritte dall'autore, il quale in tono giornalistico fornisce notizie
e curiosità sulla preparazione e sullo svolgimento degli spettacoli.
Questi vengono annunciati con l'indicazione sui muri della città
della data, del motivo per cui il magistrato li offre e di altre notizie,
come quella se l'anfiteatro verrà o no coperto da velario a protezione
del pubblico. Gli spettatori, muniti di tessere con il numero del posto
da occupare sulle gradinate, entrano già alle prime luci dell'alba
e inizialmente assistono a spettacoli di pura bestialità. Per
motivi di sicurezza tutti i cancelli del Colosseo vengono chiusi e in
uno scenario esotico, che riproduce l'ambiente da cui provengono, le
fiere, incatenate l'una all'altra, si combattono tormentandosi atrocemente
tra loro, tra le accanite scommesse del popolino. Vengono poi introdotti
nell'arena i condannati ad bestias.
Quello di gettare i condannati a morte alle fiere è un supplizio
che i Romani hanno appreso a loro spese dai nemici Cartaginesi. Si ha
notizia che alcuni dei condannati si suicidano pur di non subire questo
orribile strazio. Quelli tra di loro che non compaiono nell'arena nudi
e con le mani legate, vera esca umana per belve digiune da giorni e
rese pazze dalle ferite recate a loro e ai propri cuccioli dagli inservienti,
devono affrontare inermi bestie feroci di ogni tipo dai leoni alle pantere,
agli orsi, ai tori e persino ai coccodrilli. Le antiche cronache narrano
anche di elefanti che sfondano le grate di ferro sistemate intorno alla
pista. I pachidermi verranno uccisi tra la disapprovazione del pubblico,
commosso dai forti barriti di dolore degli animali. Tra le immagini
del libro quella di un uomo con i guantoni da pugile, pronto a scontrarsi
con un orso. Riferisce in effetti Plinio il Vecchio di orsi abbattuti
con il cranio fracassato da pugni. L'imperatore Commodo fa una strage
di bestie feroci, uccidendole con le sue proprie mani e il suo biografo
racconta che arriva a trapassare con una lancia un elefante da parte
a parte. Nell'arena entrano anche miti animali erbivori e il pubblico
viene invitato ad entrare in pista per appropriarsene, vivi o morti
che siano.
A mezzogiorno, cessato l'ingresso in pista di bestie e ripulita la sabbia
dell'arena, entra nell'anfiteatro il corteo dei gladiatori. In età
arcaica alla celebrazione di importanti funerali seguivano sacrifici
umani, sostituiti col tempo dai duelli dei gladiatori. Anche tra costoro
ci sono prigionieri, delinquenti, schiavi puniti e persino uomini liberi,
gente finanziariamente dissestata, che combatte per compenso ed è
preferita dalla plebe che affolla le gradinate ai damnati ad gladium.
I gladiatori sfoggiano nomi che alludono alla loro forza, come Leone
e Tigre oppure mitici come Ercole e Icaro. La loro età va dai
18 ai 48 anni. Il loro abbigliamento ed armamento è quello degli
antichi nemici di Roma, ma tra essi ci sono anche degli effeminati che
duellano indossando preziose tuniche. Con il corteo entrano nell'arena
i musicanti, che si sistemeranno sulla pista e suoneranno strumenti
a fiato, persino l'organo, durante tutto lo spettacolo, rimarcandone
le fasi salienti.
Il duello inizia con scambio di assalti nel clamore assordante del pubblico,
talvolta organizzato in claque, che applaude, fischia e, se insoddisfatto,
arriva addirittura a lanciare pietre all'organizzatore. Apprezzati i
combattenti mancini, che per questa loro caratteristica disorientano
l'avversario. I gladiatori poco aggressivi o quelli in fuga per l'arena
sono frustati o ustionati dagli inservienti. Le immagini ci dicono della
gestualità del vinto e del vincitore nella scena finale del duello,
quando si attende solo il verdetto del magistrato. La sentenza verrà
pronunciata su indicazione del pubblico e delle sacerdotesse Vestali.
Al gladiatore soccombente nel momento in cui nell'anfiteatro sta entrando
l'imperatore viene per questo solo fatto accordata la grazia.
Il magistrato accorda o rifiuta la grazia con gesti convenzionali. Un
questore la rifiuta soffiandosi il naso. Non sempre si ha riguardo per
il giudizio del pubblico, tenendosi piuttosto conto del costo dei gladiatori,
che, se elevato, finisce col favorire la grazia. Questa è raramente
accordata a chi è caduto anche incidentalmente in terra durante
il duello. La grazia è preferibilmente accordata a chi ha combattuto
valorosamente, finendo il duello in piedi. Se la grazia è rifiutata
il vinto deve essere sgozzato dal vincitore, al quale in epoca tarda
è addirittura rimesso il verdetto. I cadaveri verranno trascinati
via da addetti mascherati da divinità infernali. Un editto dell'imperatore
cristiano Costantino abolirà i duelli di gladiatori. In seguito
verranno vietate anche le condanne ad bestias, spettacoli feroci e sanguinosi,
utili entrambi al potere costituito per evidenziare l'esemplare punizione
dei suoi avversari, ma che avallavano, tenendolo pubblicamente sempre
desto nel popolo, un istinto primordiale ed incivile: quello della vendetta.